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Borgo di Monte dei Bianchi

Antico Borgo della stirpe dei Bianchi di Erberia

Il Borgo di Monte dei Bianchi si trova vicino al Borgo di Equi Terme, nel comune di Fivizzano, ma piuttosto lontano dall’omonimo capoluogo.
Case strette le une alle altre, alte su un colle tra le valli del Lucido e dell’Aulella; un nome legato al candore dell’abito dei monaci rocchettini che almeno dal sec. XI vivevano qui nel monastero di San Michele Arcangelo, i resti di una cinta muraria munita di torri, tutto attorno le cime delle Apuane e dell’Appennino.

Monte dei Bianchi era elencato tra le “terre molto felici” dove si producevano “vini e olj ottimi, e castagne, e frutti buonissimi”.
Il paese sembra essere consapevole di un passato che pochi altri possono vantare e di una stirpe, i Bianchi di Erberia, la cui memoria ha attraversato i secoli per arrivare, salda, fino a noi.

Alla sommità dell’altura, resti di fortificazioni testimoniano la presenza millenaria del castello “del monte di Monzone” citato già nell’XI secolo tra i possedimenti di Rodolfo da Casola la cui progenie avrebbe mantenuto il dominio su tutte le terre dei “monaci bianchi”.
Dove è la chiesa parrocchiale era l’antico monastero; sotto alla torre campanaria un edificio fortificato, piccolo e rimaneggiato, affianca a elementi recenti (come la bifora e le due monofore) resti medievali e murature con alcune feritoie che svelano funzioni difensive.

Una lapide richiama la storia del borgo, sul quale estese la sua influenza anche la contessa Matilde di Canossa.
Sulla chiesa, ristrutturata nel sec. XVIII, svela nella muratura alcune tracce della sua antica storia di chiesa romanica: sono le pietre di dimensioni maggiore, di calcare chiaro, riutilizzate in quello che fu un ampliamento del tardo Medioevo.
Tutto il breve svolgersi del borgo merita un’osservazione attenta: tra maestà e portali, ci regala anche la vista di uno stemma dello spino fiorito di malaspiniana memoria e, soprattutto, di un grande calice, scolpito su un blocco di arenaria, forse un antico architrave spezzatosi e riutilizzato quale pietra cantonale in un’abitazione. Qualcuno ha voluto vedere in questa raffigurazione un richiamo al culto del Santo Graal (il calice utilizzato da Gesù nell’Ultima Cena), che ha origini nei secoli precedenti il Medioevo e diffusosi soprattutto tra il XII e il XIII secolo.

Lunigiana World ringrazia l’amico Paolo Bissoli per il testo sul Borgo di Monte dei Bianchi.

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